Certamente non è una passione da adulta, quella del tricotage, ma viene da lontano, dai tempi in cui guardavo mia nonna che sferruzzava maglie per il nonno. Guardavo per interi pomeriggi il suo viso, intento e assorto, lo sguardo concentrato sul suo lavoro, la bocca che si muoveva impercettibilmente a pronunciare quello che per me era l'incantesiomo per trasformare in indumento il filo di lana fatto passare dietro la nuca, secondo la tradizione di quel Sud industrioso, avvolgente e matriarcale al quale io mi sento di appartenere con orgoglio; mi ipnotizzava il ticchiettio sommesso dei ferri incrociati in una specie di danza che apparteneva al mondo magico delle favole.
Poi il tempo è trascorso, e questa allora inconscia passione è stata sostituita dalle richieste della vita pratica: la cucina, la famiglia, il lavoro; ma la stessa passione si è risvegliata grazie all'incontro con Mary, una collega e amica che pur originaria di un un'altro luogo, sentivo affine nei valori, nel modo di guardare al mondo e nella visione creativa della maglia.
Qualcuno potrà sorridere, lo so bene. Provate però a pensare che l'origine di tutto sta in un filo di lana, o di cotone, o di seta e due bacchette. E i punti sono solo due: dritto, rovescio. La differenza sta solo (solo?!?!) nella magia di pensare a quel filo e a quelle bacchette, alle inesauribili combinazioni dei due punti e a cosa uscirà dalle vostre mani grazie all'estro, alla creatività, all'esperienza. E naturalmente, alla passione.
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